domenica 26 giugno 2016

La meglio gioventù


"La meglio gioventù" é una raccolta di poesie di Pierpaolo Pasolini e il titolo di un film uscito nel 2003 e diretto da Marco Tullio Giordana; racconta uno spaccato di storia italiana a partire dal 1966, ma è anche il primo pensiero che mi è venuto in mente stamattina riguardando questa foto. 
Siamo un pezzo di 5F dell'86.
E siamo nati o concepiti proprio nel '66.
E abbiamo un piccolo pezzo nel cuore di ognuno di noi.
Ma in questa foto siamo sopratutto un gruppo di persone che esprimono gioia e allegria.
Si perché qui non stiamo sorridendo e basta, non è un banalissimo "cheese" a denti stretti per mostrarsi fighi su una foto, qui stiamo cercando di contene le risate per ottenere una foto perlomeno accettabile.
Sì perché abbiamo riso, abbiamo riso tanto, ma tanto, tanto, tanto come a me non succedeva da anni. 
Come quando ridi così tanto che ti viene dolore alle mascelle e sei contenta, sei felice perché così non succedeva da tantissimo tempo e come degli adolescenti ridevamo per nulla, alzavamo la voce in trattoria, per strada, non smettevamo un secondo di parlare svuotando i sacchi colmi degli avvenimenti di questi anni, con la frenesia di tirar fuori tutto e raccontarlo, quasi a colmare i vuoti e per accorciare le distanze...
Energia pura, sentimento fortissimo, abbracci prolungati, emozioni così forti da riuscire a stento a trattenere le lacrime.
Alcuni di noi non si vedevano davvero da trent'anni, come io e Serena e mentre  aspettavo il mio turno per abbracciarla non ho trattenuto le lacrime. 
Siamo cambiati nel fisico, ci siamo osservati tutti con occhio critico, ci siamo squadrati e dopo aver pesato le differenze ci siamo piaciuti ancor più di prima, perché siamo sempre i bravi ragazzi di trent'anni fa, anche se "ragazzi" è una parola che ci sta ormai un po' stretta alle soglie dei cinquant'anni, non riusciamo più a leggere senza occhiali, molti di noi hanno figli già grandi, Daniela B. è addirittura una giovanissima nonna, genitori orgogliosi dei propri figli, desiderosi di mostrarli e farli vedere dal vivo e in foto, ma  alla fine ci siamo sentiti tutti come dei ragazzini adolescenti alla prima uscita con gli amici: la stessa voglia di ridere per un nonnulla, quello che noi qui in Salento chiamiamo l'"uju" quell'istintivo desiderio di scompisciarsi dalle risate per una sciocchezza, la ricerca di un pretesto minimo per ridere ancora, come le olive in più sulla pizza o una foto venuta male.
Abbiamo avuto desiderio, anzi proprio abbiamo avuto fame di euforia...
Abbiamo proprio avuto fame di viverci, di abbracciarci, toccarci, ci siamo baciati per salutarci non so quante volte. 
Un bacio in più non fa male. 
Eppure a cena eravamo solo nove di noi, perché con Grazia ci siamo visti solo alla fine, ma siamo riusciti a creare ugualmente il bellissimo gruppo che eravamo tanti anni fa e se ci penso, è come se tutti questi anni in cui non ci siamo visti e sentiti, all'improvviso si fossero azzerati del tutto.
La risata di Daniela B. unita a quella di Milena e alla sua immutata energia, l'organizzazione di Paola, le battute di Antonio, la voce e lo sguardo di Ada, svampita e ironica come allora, la dolcezza di Serena, chapeau Daniela C. per la forza, il carattere e l'autoironia e poi il biondo e l'azzurro di Grazia. 
È stata una Magia. 
Ognuno istintivamente ha donato tutto se stesso, si è messo a nudo, riuscendo a creare un capolavoro di serata.
ieri sera dopo aver lasciato Daniela B. a Gallipoli, da sola mentre guidavo in macchina verso casa,  io che sono astemia, mi son detta: "forse è così che ci si sente quando ci si ubriaca" e poi ho anche pensato: "forse è così che ci si sente dopo aver fumato l'erba": felice, ma proprio felice dentro e con la testa leggera, il sorriso stampato sulla faccia, le battute ancora nelle orecchie e nelle vene una gioia incontenibile, tanto che una volta a casa non sono andata a letto subito, volevo smaltire l'energia.
Si, ero eccitata come un'adolescente, dopo essermi messa a letto alle 3:40 mi giravo, rigiravo il cuscino, guardavo l'ora proiettata sul muro... E chi riusciva a prendere sonno? 
E mi sono comunque svegliata alle 7:30 e sono andata a guardare subito il telefono...
Ho riletto i messaggi, anche se molti erano scritti da me, riguardato le foto mentre facevo colazione e... 
Mi è venuta voglia di scrivere, di fissare con le parole questo momento bellissimo, proprio come facevo tanti anni fa, in camera mia a casa dei miei.
Scrivevo sempre e poi leggevo i miei scritti in classe a Totò, Maria Rosaria, Simonetta, oppure mi raccontavo nei compiti di italiano che poi il professore Mudoni qualche volta leggeva alla classe, la voglia e il piacere/necessità di scrivere l'ho avuto in alcuni periodi della mia vita, nei periodi delle emozioni più forti, quando scrivere era come consegnare alle parole l'energia che mi portavo dentro e mi aiutava a definire meglio pensieri, situazioni ed emozioni, tanto che qualche anno fa ho scoperto che per fare questo si può scrivere su un blog; 
Ne ho aperto uno che ho chiamato: "pomodoriericci" pomodori perché adoro il profumo della pianta, ricci perché adoro i ricci di mare e per i miei capelli, che poi sono anche quelli delle mie figlie (Gemma e Caterina) 
Sul blog ho scritto nel periodo post separazione, ma la necessità/desiderio di scrivere ha bisogno del forte sentire, quindi l'ho abbandonato, ma le emozioni di ieri sera dovevano rimanere definite nelle parole, fissate da qualche parte, troppo belle per potersi perdere con la memoria che non è più quella degli anni passati.
Peccato per chi non è potuto esserci, grande assente Roberto primo motore del nostro gruppo.
Ci siamo lasciati con la promessa di rivederci, tutti insieme probabilmente no, dovremmo vederci almeno in due volte, ma se gli incontri riescono come quello di ieri sera (ma anche meno eh) io alle mie compagne vorrei dare un consiglio, un po' mi imbarazza dirlo, sono cose delicate ma, vista l'età, un Tena Lady per l'incontinenza da risata incontrollabile potrebbe tornare utile 😂😂😂.
Ho fatto la battuta, l' "ujo" di ieri sera non mi è passato, e poi invece Antonio (il mio) mi dice che non sono fatta per l'ironia. 
Mi sento felice. Una felicità di sentimenti veri ed autentici, di cose semplici, una pizza con gli amici, proprio quelli... della meglio gioventù.
Grazie ragazzi della 5F, alla prossima... 😘 che non vediamo l'ora. 



sabato 20 luglio 2013

Casa Vacanze Gallipoli

Il Salento offre un mare cristallino e pulito, 



Gallipoli vi ammalierà con le viuzze del centro storico, le mura a picco sul mare, l’aperitivo sui bastioni... 


i locali sulla spiaggia vi cattureranno fino all’alba e rallegreranno i vostri pomeriggi al mare.




A Gallipoli non ci si annoia mai, quando non si vuole andare a ballare e tornare a casa presto, basta scegliere una delle tante sagre culinarie dove mangiare con poca spese i succulenti cibi locali, scatenarsi al ritmo della pizzica e dei tamburelli.



Nel relax più totale, dalla veranda e al fresco sotto al gazebo potrete bearvi di un meraviglioso tramonto... e vi prometterete di tornare


  


A Gallipoli a meno di 5 minuti dalle spiagge e dal centro,
casa vacanze a composta da 2 unità immobiliari:


La casetta del Carrubo



- monolocale open space di circa 90 mq., che può ospitare fino a 4 persone, (letto matrimoniale + letto a castello) dotato di tutto il necessario per cucinare e consumare i pasti, TV, frigo con congelatore, ferro da stiro, zanzariere, veranda con gazebo sul giardino dove poter cenare la sera al fresco e sotto le stelle




La casa del Fico




- La casa è composta da 2 camere da letto, una matrimoniale (nella quale è possibile aggiungere una culla e/o un lettino)

e altra camera da letto utilizzabile come doppia o matrimoniale, 



un bagno,



salotto con divano letto matrimoniale e ulteriore divano letto da una piazza e mezza,




ampia cucina abitabile completamente attrezzata, 



locale lavanderia con lavatrice; dotata di tutto il necessario per cucinare e consumare pasti, biancheria, aria condizionata, asse e ferro da stiro, frigo familiare con congelatore, pila all’esterno con acqua calda e veranda che affaccia sul giardino, ombreggiata da gazebo in legno e canne.


Entrambe le abitazioni sono dotate di zanzariere, barbeque, doccia all’esterno 




e ampio giardino recintato dove poter parcheggiare.


Ottima soluzione per una vacanza in famiglia o fra amici in pieno relax.


per info:

347 1867724

leonenatalia@gmail.com





domenica 27 maggio 2012

" Salentu... Cinca lu vite nde lassa lu core, cinca lu lassa se sonna lu mare..."


E' il Salento, terra arsa e rossa, seccata dal sole accecante dei pomeriggi d'estate, cullata dal canto delle cicale nei pomeriggi afosi... le parole di questa canzone esprimono al meglio i suoni, i colori e i profumi del nostro Salento. Le parole vanno al di la degli accenti locali, ricordano stazioni sperdute e silenziose, viuzze di paese e profumi di frutta matura




Salentu è la poesia di Mino De Santis, cantastorie salentino che ricorda De Andrè, che nel suo cd "Scarcagnizzu - vento dal basso" ci racconta il Salento di oggi con le parole eterne del nostro dialetto, col tamburello che come simbolo è ormai superato, perchè il Salento non è solo pizzica e taranta, è un ulivo secolare, una scultura vivente che racconta anni di storia e di sudore, di rabbia, di nidi e di amori cresciuti sotto le sue fronde...




Salentu...


- "tantu lentu...tantu lentu ca rria tuttu dopu"


tanto lento che arriva tutto dopo 


perchè noi siamo lenti come i greci, non abbiamo fretta (tranne io che vado sempre in accellerata costante) le novità ci arrivano dai nostri conterranei che vivono al Nord e d'estate vengono a fare le ferie a casa dai parenti... e diciamolo va... ci guardano già dopo sei mesi che vivono fuori con quell'aria di sufficienza, con l'accento già forzatamente contaminato...


- "e ane raggione (con 2 gg) ca nu ghe Italia, 
e ane raggione nu è mancu Puglia, 
quistu e nu pizzu calatu a mare 
è na friseddra...
ghe l'acqua e sale "




non è Italia e neanche Puglia, questu è un pizzo (questo è proprio Lido Pizzo) gettato in mare è una frisella... è acqua e sale 


-  " Salentu lentu lentu è na cosa rara 
nu peparusso 
na culummara
nu picca duce nu picca mara" 




                               










Un peperoncino, una culummara, un pò dolce e un pò amara  ( la culummara è una varietà di fico precoce, infatti è conosciuta con il nome di "San Giovanni" perchè arriva a maturazione proprio il 24 giugno quando a Casarano si festeggia il Santo patrono del paese, ne ho una pianta fuori dalla mia cucina e proprio il giorno della festa, e poi ancora durante la prima settimana d'agosto si riempie di frutti pieni e polposi)


Salento nelle parole delle canzoni di De Santis è rabbia, dolcezza e nostalgia insieme, è l'emigrante in Svizzera, la libertà del randagio, il cavallo "malecarne", il moribondo;  atmosfere che fanno parte di noi, delle mura scrostate dei nostri paesi, di questo Salento lento che non cambia mai, con la pitta e le purpette,  ma che lentamente inizia a muoversi, "perchè il treno passa, sono io che non salgo" è il Salento della cultura, troppa e facile cultura, dove basta dire che sei ispirato per inventare un significato... e ci sarei anch'io fra quelli che, come dice De Santis, faccio minchiate e le chiamo cultura... no! proprio come dice lui... questi scritti chiamiamoli "sguario" (passatempo).


Io ve l'ho presentato... se vi ho incuriosito con le parole delle sue canzoni, andate a cercarlo su  you tube    troverete altri suoi brani, e magari :-) vi sguariate pure voi...

lunedì 5 settembre 2011

Colazione greca


Oggi ho aperto l'ultimo (ahime) vasetto di yogurt greco, retaggio di una quindicinale vacanza in barca a vela fra le isole della Grecia. Me lo sono gustato piano piano, sapendo che era l'ultimo, con la consapevolezza di consumarlo per questo primo lunedì di settembre, che è l'ultimo prima dell'inizio della scuola, dopo giorni di "arbata liscia" come si dice qui a Gallipoli, cioè mare calmo ma così calmo da sembrare olio, oggi c'è un cielo appena grigio e un poco di vento che viene da Sud Ovest, e quindi ancora caldo, ma porta un alito che fa muovere le tende e inganna a quel tanto che basta per immaginarsi da li a poco un'imminente frescura.
Beh si...banale dirlo, l'estate sta finendo e forse è già finita, ma come tutte le cose che si concludono preferiamo non ammettere che siano già passate, diciamo "...sta finendo..." intanto ritiriamo la lista dei libri per la scuola, ci laviamo con lo scrub perchè l'abbronzatura di stacca a chiazze e la pelle, nonostante le ripassate di crema e olio di mandorle ha l'aspetto di quella del serpente prima della muta; e poi si inizia a pensare ai cambiamenti, come ogni stagione che inizia si fanno progetti e programmi...convinti che riusciremo a portarli a termine tutti e poi invece sotto sotto... dopo tanti anni ci conosciamo bene e sappiamo che ormai non sarà cosi...
In questo clima settembrino, fra un aereo che disturba la quiete e il canto delle cicale, sto seduta alla poltrona della cucina a gustare l'ultimo retaggio di un'ellenica bontà.
Poche cose sono buone in Grecia, e naturalmente parlo del cibo, ma lo dico giusto per non omettere... lo yogurt in primis, la feta, il miele, i pomodori, i cetrioli (che a me non piacciono), l'agnello e la carne in genere e con questi pochi ingredienti, mescolati diversamente tra loro che preparano i loro piatti principali: lo tzazichi, l'insalata, il saganaki (feta fritta), la moussaka e il souflaki.
Semplici e informali, proprio come loro.
A colazione...altro che cornetto e capuccino!
Io non bevo il caffè e non amo la pastasfoglia, mi piace il latte caldo al mattino con una goccia di caffè, non di più, solo una goccia, ma in Grecia...
Ah...! Uno yogurt così denso da sembrare panna montata, fresco ma non freddo, perchè in barca il frigo non era mai un granchè e al baretto sul molo arrivava sempre alla temperatura ideale, quel fresco che non irrita ma che ti ristora, con quel velo di miele che però basta a richiamare tutte le vespe dello Ionio e dell'Egeo e quel misto di frutta di stagione, but no peach please, (niente pesca per favore perchè sono allergica).
Colazione sana e genuina, poco dolce e con le vitamine della frutta.
Ditemi se c'è qualcosa di più buono e salutare al tempo stesso! Eh...?
Il resto dell'equipaggio ci aggiungeva un caffè vicino, ma per spiegare il perchè io non sono brava, ci vorrebbe qualcuno che non può fare a meno dell'espresso mattutino...sotto a chi tocca quindi...ma non a me!

E con questo non mi resta che AugurarVi buon lunedì, buon rientro al lavoro per chi, come Antonio e Lalla (deliziosi compagni di equipaggio) ha avuto la fortuna di rientrare al lavoro solo oggi, buona nuova vacanza per chi è partito di nuovo (!) e ... a chi vive quì e al lavoro ci è già tornato da un bel pò, oppure non ha mai smesso e spera in un settembre mite e con il mare calmo per il bagno più bello dell'estate.

sabato 8 gennaio 2011

La Grande Estate



"... Il fatto che per la prima volta sento di fare qualcosa che serva davvero.
Ne avrei di ragioni, per spiegarle quello che ho fatto fin qui. Ma le mie ragioni, come tutte le cose vere, sono solo mie, e non puoi chiedere ad un altro di capirle. E in più certe cose è proprio meglio non parlarne neanche con te stesso, che poi un poco muoiono e smettono di essere così vere anche per te.."

Da tanto non passo dal mio blog, oggi ho un buon motivo per farlo... e non è una ricetta.
Ho appena finito di leggere un libro.
"La Grande Estate" di Antonio Achille.

Perchè, quando possiamo dire che un libro è bello?
Quando pensi che è il libro che tu avresti voluto scrivere, perchè le emozioni così descritte sono proprio quelle che ognuno di noi proverebbe in un momento simile, quando senti il protagonista li accanto a te, lo senti che ti parla, lo senti nelle orecchie, con il suo accento settentrionale e i capelli scompigliati, quando pensi che non è giusto che una storiella venga pubblicata da Feltrinelli solo perchè è scritta da un autore affermato e un romanzo così avvincente rimanga nell'ombra.
Quando le tue giornate sono scandite dal pensiero del libro, quando non esci e non guardi la Tv, per sbrigare le faccende e andare a letto presto per goderti la lettura, quando devi costringerti a spegnere la luce, perchè ormai il sonno ha avuto la meglio, ma ti ostini a continuare pur dovendo rileggere più volte lo stesso periodo.
Quando al mattino ti svegli... e non vedi l'ora di ... di andare in bagno (scusate!!! evviva la sincerità) per poter continuare e tua figlia si lamenta perché le farai fare tardi a scuola.
Per me un libro va di diritto nella mia, tutta mia personale classifica dei migliori, quando verso la fine vado in trance e non riesco a fare altro, solo leggere... controllo le pagine che mi rimangono dall'azzurro del segnalibro... e con ansia vado avanti rapita... poi controllo ancora, ne mancano solo cinque... allora rallento... mi trovo qualcosa da fare, leggo una pagina e poi mi fermo ancora, non voglio finirlo, non voglio rimanere senza.
E poi penso: "Cosa potrò leggere dopo?" quale libro potrò mai trovare che riuscirà a darmi la stessa passione, lo stesso piacere della lettura, quel brivido e quell'emozione che ti prende e non ti da tregua fino alla fine... si... penso proprio che sarà dura... e non lo troverò.
Prima di iniziare stavo leggendo "Il gioco delle tre carte" di Marco Malvaldi, poi dopo aver letto, come rapita, le prime cinque pagine de "La grande estate", l'ho abbandonato, non ho più provato interesse per quello che stavo leggendo prima... mi sembrava solo tempo sprecato, eppure lo avevo scelto dopo aver letto "La briscola in cinque", sempre dello stesso autore, che mi era proprio piaciuto parecchio.
In realtà ritornavo su Malvaldi solo quando il libro non era disponibile.
Ora l'ho finito.
E mi sento un pò orfana, so che mi mancherà Matteo, il protagonista, i suoi pensieri, il suo umorismo e la semplicità nel cogliere e raccontare quegli attimi che sono di tutti e che sono meravigliosamente descritti con le parole più semplici:
"Fuori la luce bianca stava trasformando ogni cosa nel miraggio di se stessa" e poi ancora
"... ogni volta che arriva qualcosa attesa così a lungo, provo sempre un non so che cosa allo stomaco, che, se dovessi dire, è un po' come la paura di scartare il giocattolo per non restarne delusi. Ma è sempre così e non ci si può fare un bel niente. Ogni cosa che inizia porta con sé il seme della fine. E così non ti puoi gustare la gioia della partenza, senza avvertire già la malinconia del ritorno."


Spero che nessuno rimarrà deluso sapendo che questo libro è in vendita al prezzo di solo Tre (3) Euro, potete acquistarlo su Progetto Letterario Alga, oppure su Ibs.
Io l'ho appena fatto, perché non potrò tenere per me la copia che ho letto e perché avrà anche lui il posto fisso sul mio comodino, fra i libri che ogni tanto rileggo per il piacere di ricordare.

Non so se quello che ho fatto, parlarvi di questo libro potrà servire... e a cosa non lo so.
Sentivo che dovevo e volevo condividere.

martedì 13 aprile 2010

Pane e frittata ... e ricordi di un pollaio ...


Stasera mi sono consolata!
Me lo preparavo da piccola, avevo sette anni e ricordo ancora quale padella usavo... sempre la stessa, di alluminio con i puntini neri, perchè mia madre, come me, preferiva cucinare che lucidare le pentole e ogni volta, ogni volta che devo rigirare la frittata, mi ricordo che ero più brava quand'ero bambina; ora, con tutta la padella antiaderente, spatola e forchetta, a volte non mi riesce.
Prima scendevo in giardino a raccogliere le uova.
E qui è d'obbligo una parentesi (Il pollaio).
Il pollaio di casa nostra era un piccolo bunker.
Una mattina, io ero proprio piccola piccola, mi svegliai per il vociare dei miei: "Maria! Maria!!" chiamava mio padre dal giardino e dietro alla mamma arrivai anch'io mentre ancora mi stropicciavo gli occhi.
Che scena!!!
- Le galline senza vita erano sparse per le aiuole con il collo mozzato.
Che impressione!
La mamma: "Uuh paccaaatu!" e mentre lo diceva univa a croce e scuoteva i palmi delle mani...
Mi portarono in casa... io ero imbambolata.
Era stata una faina, così mi spiegarono, ora i miei abitano in pieno centro, allora era estrema periferia, le campagne e le cave erano proprio vicine e di notte la faina aveva fatto la festa.
In passato era pure successo che ci avevano rubato lo galline e quindi ...
Papà ingegnoso e creativo la sera stessa aveva schizzato su un foglio di carta il disegno del suo prossimo lavoro:
Il nuovo pollaio
Una costruzione quadrata in mattoni di carparo con tetto spiovente in ... udite udite:
cemento armato.
Mio padre ci passava le giornate nel giardino a costruire il pollaio (u caddrinaru) e non potevi neanche avvicinarti perchè eri femmina e ti cacciava, e io, proprio perchè ero femmina ero curiosa...
Il piatto in tavola aspettava lui ... non smetteva mai ... un intoppo, dovuto alla sua incompetenza, di mestiere era militare, era una sfida per lui ...
E la notte si svegliava a pensare come fare... Ancora oggi a 76 anni fa così.
La porta del pollaio? Spessa almeno 5 cm.
E... udite, udite...


L'ALLARME!

Ebbene si... sono sicura che ora vi spiegherete molte cose, sono cresciuta in una famiglia che aveva le galline con l'allarme ...!
Prima di aprire la robustissima porta priva di maniglia, perchè così era più difficile aprirla, bisognava prima tirare e tenere tirato con la mano sinistra un filo di ferro (il filo del freno della bicicletta) per disinnescare l'allarme e contemporaneamente aprire la porta, con la mano destra.
Bisognava staccarlo per raccogliere le uova e poi reinserirlo.
In realtà le galline, che a detta di tutti non hanno cervello, ma secondo me sono puntuse (dispettose) da morire, nel nuovo pollaio avevano imparato a mangiarsi le uova... e anche li papà aveva escogitato un altro meccanismo: una cassetta della frutta in discesa con un'aletta che proteggeva le uova... avete presente la palla del biliardino quando si fa goal? così.
L'allarme era collegato ad un campanello in corridoio, il pulsante originale era in bagno, quello che si usa quando manca la carta igienica, ma noi quando mancava la carta ci sentiva tutto il vicinato per come urlavamo ... il campanello si usava per le galline...
E quando di notte pioveva e faceva contatto e suonava all'impazzata?
Aah ... che goduria!
Non solo ci svegliava la suoneria ... c'era pure papà che castimava ... e la mamma che diceva:
"Necessariu era? ... 'pe doi caddrine" (era proprio necessario per due galline?)
Quindi dicevo ... dopo aver raccolto l'uovo fresco ( oltre alla macchinosità dell'allarme dovevo superare il terrore che, tutt'oggi ancora ho per le galline, dopo lo scempio che avevo visto quella mattina da bambina) ... tornavo in cucina.
Prendevo il piatto fondo, ci rompevo l'uovo, lo sbattevo e ci mettevo il sale e il parmigiano (che dovevo sempre grattugiare prima, perchè a casa dei miei quello grattugiato era, ed è tutt'ora bandito, quello grattugiato, anzi grattuggiato, con due gg, era per le femmine camasce (svogliate) quelle di sostanza, come la mamma mia, grattugiavano al momento).
Poi ci mettevo pure la menta ... che quando mi ricordavo, raccoglievo dal giardino quando prendevo le uova, sennò, tornavo in giardino, sempre zompettando, perchè io non camminavo mai normale, io ero masculazza (mascolina e per niente aggraziata) e quindi ... 'zzumpava ...
Mettevo l'olio in padella sul fornello piccolino, lo guardavo in controluce per vedere quando iniziava a fumare e poi ci versavo la frittata.
Me lo sono ricordato poco fa. Mia madre mi aveva insegnato a pulire il piatto con il pollice, perchè quello che rimaneva nel piatto ... "fija mia è paccatu...!" (è un peccato figlia mia!).
E l'istinto è quello ... quello di pulire il piatto con il dito, stasera non l'ho fatto perchè non ho ancora la pila funzionante, di solito lo faccio ... proprio come quand'ero bambina.
A volte penso di essere cresciuta troppo presto, a 14 mesi mio padre mi tolse il ciuccio perchè ero già grande, era arrivato mio fratello ... e di essere stata sempre un pò troppo responsabile...
Per assurdo forse adesso lo sono di meno ...
Forse queste cose nel tempo si pagano ...
E la voglia di sentirsi bambini viene fuori sempre ...
Io preparavo la frittata per il panino dei miei fratelli, prima la loro ... e poi la mia, per ultima, perchè a me piace calda calda, col pane croccante.
Proprio come quello di stasera ...

Poi mi sedevo sui gradini delle scale della cucina ...
E sognavo ... col pane e frittata tra le mani...