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lunedì 5 settembre 2011

Colazione greca


Oggi ho aperto l'ultimo (ahime) vasetto di yogurt greco, retaggio di una quindicinale vacanza in barca a vela fra le isole della Grecia. Me lo sono gustato piano piano, sapendo che era l'ultimo, con la consapevolezza di consumarlo per questo primo lunedì di settembre, che è l'ultimo prima dell'inizio della scuola, dopo giorni di "arbata liscia" come si dice qui a Gallipoli, cioè mare calmo ma così calmo da sembrare olio, oggi c'è un cielo appena grigio e un poco di vento che viene da Sud Ovest, e quindi ancora caldo, ma porta un alito che fa muovere le tende e inganna a quel tanto che basta per immaginarsi da li a poco un'imminente frescura.
Beh si...banale dirlo, l'estate sta finendo e forse è già finita, ma come tutte le cose che si concludono preferiamo non ammettere che siano già passate, diciamo "...sta finendo..." intanto ritiriamo la lista dei libri per la scuola, ci laviamo con lo scrub perchè l'abbronzatura di stacca a chiazze e la pelle, nonostante le ripassate di crema e olio di mandorle ha l'aspetto di quella del serpente prima della muta; e poi si inizia a pensare ai cambiamenti, come ogni stagione che inizia si fanno progetti e programmi...convinti che riusciremo a portarli a termine tutti e poi invece sotto sotto... dopo tanti anni ci conosciamo bene e sappiamo che ormai non sarà cosi...
In questo clima settembrino, fra un aereo che disturba la quiete e il canto delle cicale, sto seduta alla poltrona della cucina a gustare l'ultimo retaggio di un'ellenica bontà.
Poche cose sono buone in Grecia, e naturalmente parlo del cibo, ma lo dico giusto per non omettere... lo yogurt in primis, la feta, il miele, i pomodori, i cetrioli (che a me non piacciono), l'agnello e la carne in genere e con questi pochi ingredienti, mescolati diversamente tra loro che preparano i loro piatti principali: lo tzazichi, l'insalata, il saganaki (feta fritta), la moussaka e il souflaki.
Semplici e informali, proprio come loro.
A colazione...altro che cornetto e capuccino!
Io non bevo il caffè e non amo la pastasfoglia, mi piace il latte caldo al mattino con una goccia di caffè, non di più, solo una goccia, ma in Grecia...
Ah...! Uno yogurt così denso da sembrare panna montata, fresco ma non freddo, perchè in barca il frigo non era mai un granchè e al baretto sul molo arrivava sempre alla temperatura ideale, quel fresco che non irrita ma che ti ristora, con quel velo di miele che però basta a richiamare tutte le vespe dello Ionio e dell'Egeo e quel misto di frutta di stagione, but no peach please, (niente pesca per favore perchè sono allergica).
Colazione sana e genuina, poco dolce e con le vitamine della frutta.
Ditemi se c'è qualcosa di più buono e salutare al tempo stesso! Eh...?
Il resto dell'equipaggio ci aggiungeva un caffè vicino, ma per spiegare il perchè io non sono brava, ci vorrebbe qualcuno che non può fare a meno dell'espresso mattutino...sotto a chi tocca quindi...ma non a me!

E con questo non mi resta che AugurarVi buon lunedì, buon rientro al lavoro per chi, come Antonio e Lalla (deliziosi compagni di equipaggio) ha avuto la fortuna di rientrare al lavoro solo oggi, buona nuova vacanza per chi è partito di nuovo (!) e ... a chi vive quì e al lavoro ci è già tornato da un bel pò, oppure non ha mai smesso e spera in un settembre mite e con il mare calmo per il bagno più bello dell'estate.

sabato 8 gennaio 2011

La Grande Estate



"... Il fatto che per la prima volta sento di fare qualcosa che serva davvero.
Ne avrei di ragioni, per spiegarle quello che ho fatto fin qui. Ma le mie ragioni, come tutte le cose vere, sono solo mie, e non puoi chiedere ad un altro di capirle. E in più certe cose è proprio meglio non parlarne neanche con te stesso, che poi un poco muoiono e smettono di essere così vere anche per te.."

Da tanto non passo dal mio blog, oggi ho un buon motivo per farlo... e non è una ricetta.
Ho appena finito di leggere un libro.
"La Grande Estate" di Antonio Achille.

Perchè, quando possiamo dire che un libro è bello?
Quando pensi che è il libro che tu avresti voluto scrivere, perchè le emozioni così descritte sono proprio quelle che ognuno di noi proverebbe in un momento simile, quando senti il protagonista li accanto a te, lo senti che ti parla, lo senti nelle orecchie, con il suo accento settentrionale e i capelli scompigliati, quando pensi che non è giusto che una storiella venga pubblicata da Feltrinelli solo perchè è scritta da un autore affermato e un romanzo così avvincente rimanga nell'ombra.
Quando le tue giornate sono scandite dal pensiero del libro, quando non esci e non guardi la Tv, per sbrigare le faccende e andare a letto presto per goderti la lettura, quando devi costringerti a spegnere la luce, perchè ormai il sonno ha avuto la meglio, ma ti ostini a continuare pur dovendo rileggere più volte lo stesso periodo.
Quando al mattino ti svegli... e non vedi l'ora di ... di andare in bagno (scusate!!! evviva la sincerità) per poter continuare e tua figlia si lamenta perché le farai fare tardi a scuola.
Per me un libro va di diritto nella mia, tutta mia personale classifica dei migliori, quando verso la fine vado in trance e non riesco a fare altro, solo leggere... controllo le pagine che mi rimangono dall'azzurro del segnalibro... e con ansia vado avanti rapita... poi controllo ancora, ne mancano solo cinque... allora rallento... mi trovo qualcosa da fare, leggo una pagina e poi mi fermo ancora, non voglio finirlo, non voglio rimanere senza.
E poi penso: "Cosa potrò leggere dopo?" quale libro potrò mai trovare che riuscirà a darmi la stessa passione, lo stesso piacere della lettura, quel brivido e quell'emozione che ti prende e non ti da tregua fino alla fine... si... penso proprio che sarà dura... e non lo troverò.
Prima di iniziare stavo leggendo "Il gioco delle tre carte" di Marco Malvaldi, poi dopo aver letto, come rapita, le prime cinque pagine de "La grande estate", l'ho abbandonato, non ho più provato interesse per quello che stavo leggendo prima... mi sembrava solo tempo sprecato, eppure lo avevo scelto dopo aver letto "La briscola in cinque", sempre dello stesso autore, che mi era proprio piaciuto parecchio.
In realtà ritornavo su Malvaldi solo quando il libro non era disponibile.
Ora l'ho finito.
E mi sento un pò orfana, so che mi mancherà Matteo, il protagonista, i suoi pensieri, il suo umorismo e la semplicità nel cogliere e raccontare quegli attimi che sono di tutti e che sono meravigliosamente descritti con le parole più semplici:
"Fuori la luce bianca stava trasformando ogni cosa nel miraggio di se stessa" e poi ancora
"... ogni volta che arriva qualcosa attesa così a lungo, provo sempre un non so che cosa allo stomaco, che, se dovessi dire, è un po' come la paura di scartare il giocattolo per non restarne delusi. Ma è sempre così e non ci si può fare un bel niente. Ogni cosa che inizia porta con sé il seme della fine. E così non ti puoi gustare la gioia della partenza, senza avvertire già la malinconia del ritorno."


Spero che nessuno rimarrà deluso sapendo che questo libro è in vendita al prezzo di solo Tre (3) Euro, potete acquistarlo su Progetto Letterario Alga, oppure su Ibs.
Io l'ho appena fatto, perché non potrò tenere per me la copia che ho letto e perché avrà anche lui il posto fisso sul mio comodino, fra i libri che ogni tanto rileggo per il piacere di ricordare.

Non so se quello che ho fatto, parlarvi di questo libro potrà servire... e a cosa non lo so.
Sentivo che dovevo e volevo condividere.

martedì 13 aprile 2010

Pane e frittata ... e ricordi di un pollaio ...


Stasera mi sono consolata!
Me lo preparavo da piccola, avevo sette anni e ricordo ancora quale padella usavo... sempre la stessa, di alluminio con i puntini neri, perchè mia madre, come me, preferiva cucinare che lucidare le pentole e ogni volta, ogni volta che devo rigirare la frittata, mi ricordo che ero più brava quand'ero bambina; ora, con tutta la padella antiaderente, spatola e forchetta, a volte non mi riesce.
Prima scendevo in giardino a raccogliere le uova.
E qui è d'obbligo una parentesi (Il pollaio).
Il pollaio di casa nostra era un piccolo bunker.
Una mattina, io ero proprio piccola piccola, mi svegliai per il vociare dei miei: "Maria! Maria!!" chiamava mio padre dal giardino e dietro alla mamma arrivai anch'io mentre ancora mi stropicciavo gli occhi.
Che scena!!!
- Le galline senza vita erano sparse per le aiuole con il collo mozzato.
Che impressione!
La mamma: "Uuh paccaaatu!" e mentre lo diceva univa a croce e scuoteva i palmi delle mani...
Mi portarono in casa... io ero imbambolata.
Era stata una faina, così mi spiegarono, ora i miei abitano in pieno centro, allora era estrema periferia, le campagne e le cave erano proprio vicine e di notte la faina aveva fatto la festa.
In passato era pure successo che ci avevano rubato lo galline e quindi ...
Papà ingegnoso e creativo la sera stessa aveva schizzato su un foglio di carta il disegno del suo prossimo lavoro:
Il nuovo pollaio
Una costruzione quadrata in mattoni di carparo con tetto spiovente in ... udite udite:
cemento armato.
Mio padre ci passava le giornate nel giardino a costruire il pollaio (u caddrinaru) e non potevi neanche avvicinarti perchè eri femmina e ti cacciava, e io, proprio perchè ero femmina ero curiosa...
Il piatto in tavola aspettava lui ... non smetteva mai ... un intoppo, dovuto alla sua incompetenza, di mestiere era militare, era una sfida per lui ...
E la notte si svegliava a pensare come fare... Ancora oggi a 76 anni fa così.
La porta del pollaio? Spessa almeno 5 cm.
E... udite, udite...


L'ALLARME!

Ebbene si... sono sicura che ora vi spiegherete molte cose, sono cresciuta in una famiglia che aveva le galline con l'allarme ...!
Prima di aprire la robustissima porta priva di maniglia, perchè così era più difficile aprirla, bisognava prima tirare e tenere tirato con la mano sinistra un filo di ferro (il filo del freno della bicicletta) per disinnescare l'allarme e contemporaneamente aprire la porta, con la mano destra.
Bisognava staccarlo per raccogliere le uova e poi reinserirlo.
In realtà le galline, che a detta di tutti non hanno cervello, ma secondo me sono puntuse (dispettose) da morire, nel nuovo pollaio avevano imparato a mangiarsi le uova... e anche li papà aveva escogitato un altro meccanismo: una cassetta della frutta in discesa con un'aletta che proteggeva le uova... avete presente la palla del biliardino quando si fa goal? così.
L'allarme era collegato ad un campanello in corridoio, il pulsante originale era in bagno, quello che si usa quando manca la carta igienica, ma noi quando mancava la carta ci sentiva tutto il vicinato per come urlavamo ... il campanello si usava per le galline...
E quando di notte pioveva e faceva contatto e suonava all'impazzata?
Aah ... che goduria!
Non solo ci svegliava la suoneria ... c'era pure papà che castimava ... e la mamma che diceva:
"Necessariu era? ... 'pe doi caddrine" (era proprio necessario per due galline?)
Quindi dicevo ... dopo aver raccolto l'uovo fresco ( oltre alla macchinosità dell'allarme dovevo superare il terrore che, tutt'oggi ancora ho per le galline, dopo lo scempio che avevo visto quella mattina da bambina) ... tornavo in cucina.
Prendevo il piatto fondo, ci rompevo l'uovo, lo sbattevo e ci mettevo il sale e il parmigiano (che dovevo sempre grattugiare prima, perchè a casa dei miei quello grattugiato era, ed è tutt'ora bandito, quello grattugiato, anzi grattuggiato, con due gg, era per le femmine camasce (svogliate) quelle di sostanza, come la mamma mia, grattugiavano al momento).
Poi ci mettevo pure la menta ... che quando mi ricordavo, raccoglievo dal giardino quando prendevo le uova, sennò, tornavo in giardino, sempre zompettando, perchè io non camminavo mai normale, io ero masculazza (mascolina e per niente aggraziata) e quindi ... 'zzumpava ...
Mettevo l'olio in padella sul fornello piccolino, lo guardavo in controluce per vedere quando iniziava a fumare e poi ci versavo la frittata.
Me lo sono ricordato poco fa. Mia madre mi aveva insegnato a pulire il piatto con il pollice, perchè quello che rimaneva nel piatto ... "fija mia è paccatu...!" (è un peccato figlia mia!).
E l'istinto è quello ... quello di pulire il piatto con il dito, stasera non l'ho fatto perchè non ho ancora la pila funzionante, di solito lo faccio ... proprio come quand'ero bambina.
A volte penso di essere cresciuta troppo presto, a 14 mesi mio padre mi tolse il ciuccio perchè ero già grande, era arrivato mio fratello ... e di essere stata sempre un pò troppo responsabile...
Per assurdo forse adesso lo sono di meno ...
Forse queste cose nel tempo si pagano ...
E la voglia di sentirsi bambini viene fuori sempre ...
Io preparavo la frittata per il panino dei miei fratelli, prima la loro ... e poi la mia, per ultima, perchè a me piace calda calda, col pane croccante.
Proprio come quello di stasera ...

Poi mi sedevo sui gradini delle scale della cucina ...
E sognavo ... col pane e frittata tra le mani...






domenica 11 aprile 2010

Pranzo della domenica 2: Pasta con la seppia... tanto per cambiare, Impepata di cozze non napoletana e Tiramisù Sanremese


Stamattina ho trovato sul tavolo di cucina una bella seppia grande e delle cozze.
E mo?
Pasta con le cozze e seppia di secondo?
Gemma che da piccolina quando eravamo in giro invece del gelato o della pizza chiedeva: "Mamma mi compri il pesce?" crescendo invece è diventata più schizzinosa e quindi, sapendo che avrebbe vivisezionato il piatto ... ho preferito
Pasta con la seppia e cozze di secondo!
Ma come? ... qualche domenica fa ... l'avevo proposto a loro e ... a Voi e quindi volevo inventarmi qualcosa di diverso ... tanto per cambiare
E tanto per cambiare da tre giorni mi sono trasferita all'esterno perchè in cucina ci sono lavori in corso alla mia pila e per sciacquare mi servo di questa vecchia pila in graniglia regalo di un amico e anche per una lavata di mani entro ed esco dalla cucina... Pazienza ... chi disse che le cose semplici non sono di questo mondo?
Non ho cambiato granchè della ricetta precedente ... ho cotto la seppia come l'altra volta poi avevo della sfoglia che ho maltagliato a pezzi con la forbice e cotta come al solito nell'intingolo della seppia allungato con acqua bollente salata.
Però voi non fate come me... ammesso che ci vogliate provare ... io mi sono ammazzata per preparare in due minuti (il tempo che occorre alla sfoglia maltagliata di cuocersi) un pesto con gli odori del mio giardino:


In ordine di quantità:
Rucola selvatica (andrà bene anche quella coltivata ma è meno forte di sapore)
Prezzemolo
Menta
Tutti lavati asciugati e tritati nel fidato Bimby insieme a sale, pepe ed olio.
Quindi preparate prima il pesto e ... poi "calate" la pasta, facendo attenzione che si cuocia senza troppo liquido.
Versate la pasta nel piatto, in tavola c'erano già i piatti fondi, ma il piatto piano in questo caso rende di più, perchè sopra la pasta ci versate coreograficamente il pesto e se usate il piatto piano anche all'interno del bordo del piatto.


Mentre io ancora sceglievo quale dei piatti fotografare Gemma ha esordito:
"Mamma che buona!"

Per secondo una semplice

Impepata di cozze non napoletana



... la mpepata 'e cozze, per i napoletani, è carica carica di pepe, al massimo prezzemolo ... e nient cchiu...
Io l'ho fatta a modo mio stavolta... non so se alla gallipolina, alla tarantina, anche questa "Tanto per cambiare"
Nel pentolone ci ho messo l'aglio intero, il il prezzemolo, la menta e anche qui una foglia di finto pepe, oltre al pepe macinato e un filo d'olio di casa che rende il guscio bello lucido.
E che nessun napoletano si permettesse di trovare da dire ah!
La loro cucina è fatta di regole come nella fisica, da li non si scappa, deve essere così per forza, la cucina non è statica è sempre in evoluzione e in trasformazione, se tutti la pensassimo come i napoletani non ci sarebbe creatività.
Sono passati i tempi ... ( capisci a' mme!)

Tiramisù Sanremese


Spiego subito perchè Sanremo.
E' un tiramisù con fragole, crema al mascarpone e foglie di menta.
Un trionfo tricolore ... le mie figlie lo aspettavano da tempo, Valerio Scanu, il vincitore dell'ultimo Festival, pare prepari spesso il tiramisù alle fragole.
Quest'anno il trio dell'Italia Amore Mio è arrivato secondo al festival ... con quella Orrore di canzone patriottica ... da qui il "Tiramisù Sanremese"
Avevo visto su Fb una ricetta con l'aggiunta della menta, domenica scorsa, dopo il pranzo e la ruota bucata di Pasqua, ho passato la serata a ritrovare la ricetta.
Non l'ho trovata e allora ho mescolato fra loro altri indizi che ho trovato sul web...

Le dosi sono x 2 teglie non troppo grandi:
Mascarpone 500 gr.
Panna fresca 500 gr.
Zucchero 200 gr.
3 Uova
2 Confezioni di pavesini (vi rimarranno)
Un chilo di fragole
Foglioline di menta fresca

Montare i tuorli con 150 gr. di zucchero fino a quando non sono chiarissimi, tenendo da parte i bianchi.
Nella mia dispensa c'è sempre un contenitore in plastica con una stecca di vaniglia e dello zucchero semolato, man mano che lo uso lo aggiungo ed i miei dolci sono sempre delicatamente profumati, ma mai troppo, come quando si usano le bustine di vanillina, chi non avesse il mio zucchero profumato alla vaniglia, usi pure le bustine ... (peggio per voi!).
Aggiungete ai tuorli il mascarpone amalgamando per bene il tutto e ponete in frigo.
Montate la panna fresca, fate prima se mettete il contenitore nel quale la monterete in frigo, e incorporatela alla crema con una spatola, usandola dal basso verso l'alto senza smontare la panna.
Rimettete in frigo.
Ora aggiungete un pizzico di sale agli albumi (che dovranno essere a temperatura ambiente, al supermercato le uova non le tengono in frigo e non dovremmo farlo neanche noi) e montateli con le fruste.
Non andate di fretta.
Il frullino va usato alla minima velocità
Maria Grazia Calò (per chi non la conoscesse è maestra di cucina e assidua frequentatrice della "Prova del Cuoco" ai gloriosi tempi della Clerici) insegna: maggiore è la velocità delle fruste, più grandi saranno le bollicine di aria che si andranno a creare e quelle più grandi si romperanno prima di quelle piccole che invece si ottengono con la bassa velocità, e succede proprio questo quando dopo 5 minuti di riposo in fondo alla ciotola dei nostri bianchi montati, troviamo quel liquido che si è staccato dal composto spumoso.
Aggiungiamo i bianchi sempre dal basso verso l'alto con delicatezza e mandiamo in frigo.
Passiamo alle fragole.
Dopo averle pulite, circa 2/3 di queste vanno frullate insieme allo zucchero rimasto e alla buccia di un limone non trattato (la quantità dello zucchero dovrebbe essere indicativa, assaggiate, io lo faccio spesso e spudoratamente, la dolcezza dipende anche dal grado di maturazione e dalla qualità della fragole e non esitate ad aggiungerne ancora se vi dovesse sembrare poco dolce.
Versate il frullato di fragole in un contenitore ed inzuppateci i pavesini.
Io pignola li ho alternati, uno dritto e uno a rovescio, mi sembrava si incastrassero meglio, in realtà forse mi piace solo complicarmi la vita.
Strato di crema
Fragole tagliate a fettine
Foglie di menta lavate, asciugate e tagliuzzate.
Altro strato di pavesini
Altro strato di crema
Fragole, succo di fragole e ciuffetto di menta.
In frigo per un paio d'ore altrimenti dopo tanto lavoro quando lo servite fate uno scempio.

Mentre scrivevo dalla mia veranda un tramonto bellissimo, rosso, intenso e ... velocissimo, tanto veloce che non sono riuscita a fotografarlo.
La cosa mi ha fatto pensare...


Tutto passa ... e se ne va ... passa la bellezza di un momento ... se non siamo in grado di cogliere quell'attimo...



domenica 21 marzo 2010

Torta allo yogurt con composta di mele e fragole di stagione

Domenica pomeriggio, sola in casa, stavo completando languidamente la composizione di questa torta di primavera: una base di impasto allo yogurt, c'è qualcuno che non ha ancora provato la torta con i vasetti di yogurt? una farcitura con composta di mela, panna montata e fragole.
Dicevo appunto che stavo disponendo gli spicchi di fragola mentre alla Tv Barbara d'Urso intervistava una ex cocainomane che asseriva che gli amici economicamente dotati sono i peggiori ... quando si è aperta la porta della cucina e ...
un ... chiassoso gruppo di bambini in tuta da campagna ha invaso la mia cucina.
Non vi dico che interesse ... le fragole, le prime della stagione, la panna montata, la Toorta!
"Di chi è"?
Con loro c'era Gemma, la maggiore delle mie figlie, ha compiuto gli anni alcuni giorni fa e abbiamo approfittato per un ulteriore festeggiamento.
Abbiamo infatti, in men che non si dica, organizzato una pseudo festicciola di compleanno mentre si ammassavano davanti alla pila per sciacquarsi le mani, chi prima finiva, priva veniva servito... ebbene ... che gioia vederli ... che simpatia che mi hanno fatto.
"Dai, Gemma Taglia" erano affamati ... noi al massimo ci concediamo un caffè ... per loro la merenda è sacra e quando giocano sono capaci, come dice mia madre, ccu se mangene na bbanca
"Io voglio il pezzo con più fragole!"
"mmh ... Natalia è buonissima!"
"Natalia ma come fai a fare le torte così buone?"
... intanto ... le solite manovre di piatti di carta e posate...
"Io la panna non la voglio"
"io posso averne un altro pezzo?"
"Natalia, mi è caduta! ... però era buona ... me ne dai un altro pezzo mo'?"
"Natalia" - ha detto Andrea " perchè non ti apri una pasticceria? ti ricordi quella torta che abbiamo fatto insieme? che tutti stavano fuori a giocaree io ti aiutavo a frullare? " e con il pollice e indice puntato verso il basso imitava il gesto del frullatore ad immersione ...
E' stata una ventata di freschezza, di scarpe sporche di terra, guance arrossate dal sole di primavera e ciocche di capelli sfuggite dalla coda di cavallo ... di affetto sano e riconoscenza sincera ... di Amicizia autentica, quella del cuore o non della testa ... quella che solo i bambini possono sentire ... spogliata dal calcolo ragionato degli adulti, vittime spesso dei loro preconcetti e della mancanza di obiettività.

Sono bastati neanche 5 minuti, il tavolo si è riempito di piatti colorati ormai sporchi e vuoti, hanno bevuto, mangiato qualche fragola rimasta intera e sono andati via, lasciandomi solo un pezzo della torta, che ho voluto conservare per la più piccola delle mie figlie, Caterina, che non era con loro ... se non fosse stato per lei l'avrebbero finita tutta, una torta intera ...
Mi hanno rallegrato il pomeriggio... ho sempre pensato che il piacere che provo nel preparare qualcosa di mangereccio è lo stesso che prova una donna quando allatta un bambino...lo sguardo del bimbo in quel momento ... racchiude tutta la gratitudine, l'appagamento e la tenerezza e spesso è accompagnato dalla manina che si stringe al pollice della mamma o si appoggia sul suo seno...
Cucinare per gli altri è un atto d'amore per me... è nutrire le persone a cui tengo con qualcosa che è stato realizzato dalle mie mani ... qualcosa di mio ... proprio come il latte di una mamma.
Oggi quei bambini mi hanno inconsapevolmente regalato ... un attimo di felicità...

Grazie ad Andrea, Luca, Rosanna, Bibiana, Sara, Laura, Carlotta, Simone, Gemma e Caterina.

E ora la ricetta: lo spunto è partito da questo meraviglia di Alessandra Vacca

Torta allo yogurt:
Montare 3 uova con 2 vasetti di zucchero, aggiungere 1 vasetto di yogurt bianco, 2 di olio di semi (io ne ho messo 1 e mezzo di olio di oliva), la buccia grattugiata di un'arancia o di un limone, mescolare e aggiungere 3 vasetti di farina e una bustina di lievito.
Cuocere in una tortiera da 26 cm
Composta di mele
Tagliare a spicchi quattro mele, metterle in padella con 4 cucchiai di zucchero e il succo di mezzo limone (se vi piace un pizzico di cannella) a me no.
Cuocere per 20 min e ridurre in purea con una forchetta.

Io ho usato il Bimby cuocendo per 14 minuti a 100° velocità 1

Quando la torta è ormai fredda dividerla in 2 dischi, farcirla con uno strato di composta, coprire con il secondo disco e mettere in frigo.
Tagliare le fragole pulite e insaporirle con un pò di zucchero a velo.
Montare 250 Ml di panna fresca con 2 cucchiai di zucchero a velo e disporla a ciuffetti sulla torta.
Decorare con le fragole ...

A questo punto ... se siete fortunati ... un chiassoso gruppo di bambini entrerà dalla vostra porta!










domenica 14 marzo 2010

Pranzo domenicale






La spesa è sempre un impiccio, soprattutto quando si frequentano gli stessi supermercati, senza niente di nuovo e sempre con qualcosa che mi servirebbe e non riesco a trovare.
Poi ... io ho un problema, in realtà non dichiarato apertamente, ma penso che qualcuno se ne sia accorto... ebbene: Odio programmare.
Non sopporto dover decidere il sabato mattina cosa ho voglia di cucinare il giorno dopo.
Compro sul generico: le uova, il burro, lo zucchero per il dolce, ma spesso non compro niente di preciso.
Qualcuno, sconcertato mi dirà: "e che problema c'è?"
A me non va!
Perchè? Non lo so e forse non voglio saperlo, forse perchè decidere già il giorno prima cosa devo cucinare in un giorno di libertà, è una privazione della libertà stessa, una limitazione ai confini della mia immaginazione.
Poi c'è anche da dire che mi fido della mia dispensa, del mio frigo e forse di più della mia inventiva in cucina.
Fatto sta che ieri mattina non ho voluto pensare al pranzo della domenica e ieri sera mi son detta:
Tempo buono... ci sarà del pesce, mal che vada ci sono i filettini di pollo già panati in frigo...e poi ... metti che sono fortuna e trovo anche la palamita fresca...

Ore 12:00 Spesa fruttuosa:
- Seppia
- Filetto di palamita
- Gamberi

Ma ... Andiamo per ordine:



Una bella seppia grande
Polpa di pomodoro oppure 12/15 pomodorini + 2 cucchiai di passata di pomodoro
Aglio, prezzemolo, olio di oliva, sale e pepe
Cavatelli freschi

Dopo aver già pulito e spellato la seppia tagliarla a pezzetti;
In un tegame da terracotta far rosolare nell'olio di oliva l'aglio e il prezzemolo con alcuni grani di pepe intero (mi illudo che servano ad ammorbidire la seppia) .
Aggiungere la seppia e lasciarla rosolare, io ho aggiunto la polpa di pomodoro e dopo che si è insaporita nell'olio ho aggiunto dell'acqua bollente fino a coprire la seppia e ho lasciato cuocere circa mezz'ora controllando che non asciugasse troppo e a metà cottura ho aggiunto il sale.
Serve tenere una pentola con l'acqua calda sempre pronta.
Servirà al momento di cuocere la pasta.
Si perchè la novità è proprio questa:
trattandosi di cavatelli freschi non li cuocio nella banalissima e abbondante acqua salata, ma l'acqua la aggiungo al sughetto di seppia (sempre in proporzioni contenute perchè non voglio annacquare il tutto) e li ci verso i cavatelli.
In pratica i cavatelli cuociono nel sughetto.
O meglio "coculiscene" come si dice da noi.
Cuociono in compagnia, quasi che quel "cococco" che si sente in cottura sia il rumorio delle chiacchiere che si fanno con la seppia, i pomodori e l'aglio con i grani di pepe... immancabile "Lu bbeddrusinu" (Il prezzemolo di ogni minestra).
La cottura richiede assistenza.
Non vorrete mica perdervi gli ultimi gossip della padella e poi ...
"Li guai te la pignata ... li sape sulu la cucchiara ca li ota"
("Le difficoltà della padella sono note solo al cucchiaio che le rimescola" antico e conosciutissimo proverbio salentino)
E comunque quello che voglio dire che bisogna prestare la massima attenzione agli umori della pignata, la pasta deve cuocersi nel liquido, se è poco non si cuoce, se è troppo ... avrete rovinato il pranzo servendo una "sciotta" (brodaglia) che la famiglia di domenica non apprezzerà di certo e non è assolutamente pensabile o prevista la scolatura della pasta.
Quando all'assaggio i cavatelli sono giusti, si spegne il fornello e prima di impiattare si condisce con una bella manciata di prezzemolo fresco se piace.
Ultima accortezza: Attenzione ai grani di pepe!
Nella pignata ... si sparlava proprio di loro!


Una bella palamita pulita e sfilettata
Un sedano
4 Limoni (di cui almeno 1 non trattato)
Olio, sale e pepe

Il più bravo pescivendolo non vi pulirà mai la palamita come si deve!
Dovete ripassarla, togliere le parti più rosse e quelle che appaiono più filamentose ed eventuali residui di spine o pelle; e non esitate a dare al gatto ciò che non vi convince.
Sciacquatela sotto l'acqua corrente e fatela scolare per bene;
Tagliatela a tocchetti e lasciatela macerare nel succo di 2 limoni per una mezz'ora (avendo i limoni non trattati, oltre al succo, ho usato anche gli spicchi dei limoni con tutta la buccia) dopo ho eliminato tutto il succo che aveva tirato fuori, di color rosso scuro, l'ho scolata di nuovo e proprio per bene.
Intanto ho sciacquato e tagliato a tocchetti il sedano insieme alle foglie più tenere.
L'ho condito con olio, sale e pepe.
Ho condito ancora una volta con il succo degli altri due limoni il pesce e questa volta ho aggiunto l'olio, il sale ed il pepe.
Ho aggiunto il sedano mescolando per bene e ho lasciato insaporire per una mezz'ora.
Ho decorato con le fettine di limone.
Una bontà. Preparate e mangiate del pesce senza che i vicini se ne accorgano, potete anche ingannare i commensali schizzinosi non dicendo che il pesce è crudo
(bugie irrinunciabili per far mangiare ai figli qualcosa di più sano)


Gamberi
Olio, sale, limone e prezzemolo

Sciacquare i gamberi sotto l'acqua e privarli della testa e del guscio.
Per farlo bisogna essere bravi. In pratica staccando la testa si dovrebbe tirare via il filino nero (forse l'intestino) ... ma non sempre riesce... allora per non sventrare il gambero si interviene sulla parte superiore del gambero con la punta di un coltellino affilato, scendendo fino a sotto al filino nero e sollevando delicatamente per asportarlo, possibilmente tutto intero.
Non sono riuscita a buttar via le teste ed i gusci.
Ho velocemente buttato tutto in padella con l'acqua insieme ad un pezzo di cipolla, carota, prezzemolo e sedano; ho recuperato un pezzetto di palamita che avevo scartato per le spine e qualche pezzo di seppia e giacchè un limone che avevo spremuto.
E giusto perchè non mi sembrava vero di aver cucinato pesce e di non avere la casa "Spuzzunata" (puzzolente) di pesce, ho preparato questo veloce fumetto di pesce a futura memoria.
(Ora riposa in freezer in un contenitore in attesa del prossimo risotto estemporaneo)
I gamberi crudi si condiscono con olio, sale, limone e prezzemolo.
Descrivervi il sapore ... non è cosa da poco.

Ma... va fatta una premessa:
Da bambina spesso accompagnavo mio padre al mercato del pesce, ma più spesso il gallipolino ci và quando "scindene le paranze" cioè quando i pescherecci al tramontare del sole ritornano al porto;


e proprio sulla banchina del porto c'è un viavai di gente apparentemente disinteressata che passeggia sulla banchina, dove i pescherecci attraccano e dove "i piscaturi", sbarcando al finire della giornata, decidono se vendere o portare a casa la "mangia".


La "mangia" altro non è che una mancia in natura, una mezza busta di pesce che il pescatore porta con se, può essere il pesce meno pregiato, a volte quello di taglio piccolo e che spesso il pescatore decide di vendere perchè quella sera ha voglia di mangiare salsiccia o andare a comprarsi una pizza. Spesso è pesce mbiscu (misto).
Un tempo la moglie aspettava che il marito tornasse per prepararla per la cena e forse anche per questo si dice "mangia"

Allora... i più che passeggiano con le mani in tasca, o mangiano il gelato al limone di Gigetto, fanno finta di essere disinteressati, ma non lo sono, sono solo interessati a tirare col prezzo, comprando sulla banchina si risparmia rispetto al mercato, sanno che i pescatori, dopo una giornata di lavoro (sono usciti dal letto alle 3) non vedono l'ora di tornarsene a casa, farsi una doccia, e uscire a far quattro passi prima di cena, magari sorseggiando una birra sulla porta del bar; dicevo quindi, che si inscena questo rituale fra il cliente fintamente disinteressato (spesso "popputu", cioè proveniente dal limitrofo paese di campagna) e il pescatore che in stivali gommati verdi, jeans, maglione a collo alto (ora si usa il pile, addio vecchi maglioni di lana blu a trecce) , l'immancabile berretto e la sigaretta dello sbarco.
Si contratta: lui il pescatore tiene la busta aperta con le due mani per far vedere il contenuto, spara:
"cumpà rrecalati suntu, to chili te rrobba nc'è: mabrluzzi, trije, scorfini, e cu li cambiri ianchi te faci puru na bella frittura"
(compare è un regalo, ci sono due chili di pesce: merluzzi, triglie e scorfani e gamberi per la frittura).
A me quando ero piccola questo tirare sul prezzo dava un senso fastidio.
Quasi odiavo mio padre in quei momenti e compativo il poveretto tornato dal lavoro.
Sono sempre stata dalla parte del più debole.
In quel frangente c'era sempre, lo giuro sempre, il pescatore anziano che sollevava la mano destra e tenendo fra le tre dita il gambero crudo lo infilava in bocca fra lo stupore dei forestieri e dei bambini.
Io la trovavo una crudeltà! Non verso il gambero che era crudo... ma verso me stessa.
Sono cresciuta pensando al pranzo e alla cena come un impegno gravoso e a cui mi sarei felicemente sottratta.
Ero schizzinosa e petulante, sempre pallida e inappetente.
A pranzo non masticavo e avevo di fronte a me mio padre, non a caso di fronte, perchè dovevo stare sotto il suo sguardo accusatore, con l'espressione severa (e incazzata) mi obbligava a masticare.
Quando perdeva la pazienza mi minacciava: "Ti costruisco un motorino che ti obbliga a masticare, te lo applico alla bocca come un apparecchio per i denti (mia cugina aveva l'apparecchio e lo volevo pure io) e se tu non mastichi, lui ti fa masticare lo stesso, così ti mordi la lingua!"
Chi non conosce mio padre può farsi una risata.
Ma mio padre sapeva e sa ancora costruire e aggiustare di tutto.
E io terrorizzata gli credevo.
Odiavo il fegato, i nervetti della carne rigorosamente arrostita al fuoco del camino che doveva essere non cotta ma bruciata, scansavo ogni ombra di cipolla o pomodoro che a mia madre era sfuggito nella preparazione del mio piatto... secondo voi cosa provavo davanti ad un barbuto pescatore che ingurgitava un gambero o una seppiolina cruda?
Quella bambina schizzinosa è cresciuta ... verso gli otto anni ha iniziato a prepararsi da sola la frittatina con l'uovo fresco, a nove anni il panino col tappo ... poi ha imparato a mangiare i pomodori, le rape e i peperoni (questi sconosciuti) verso i 15 anni.
A quarant'anni ho imparato a mangiare e a preparare la carne al sangue ... e il pesce crudo.
Quando il gambero si scioglie in bocca, per me rigorosamente accompagnato da ottimo pane fresco, ha un sapore così tenero e delicato che si spalma sul palato ... ma non si sente subito, arriva poco dopo una morbidezza e una pienezza che è tutta una scoperta... a me ogni volta viene da pensare: Cosa mi sono persa per tanti anni...!
Si cresce ... si cambia ... forse non si migliora ... ma i gusti cambiano.


sabato 13 marzo 2010

Antipasto di ricci di mare della Purità (Gallipoli)


Antipasto di Ricci di Mare della Purità di Gallipoli

Voglio rendervi partecipi di alcuni passi tratti da:

"Il bacio della tarantola" di Giovanna Bandini.

E' un libro che ho letto qualche anno fa, a me è piaciuto molto e penso che nessuno abbia mai descritto con tanta intensità il sapore di un riccio di mare ... E' un libro da leggere e rileggere ogni tanto, quando a coloro che vivono lontano dal Salento viene la nostalgia di quei pomeriggi di mare, quando i più fanno "u marisciu" e i giovani invece ritornano al mare, fra quei sentieri sconnessi fra gli scogli. E' come racchiudere in un barattolo di vetro un po della nostra aria di mare, i ricci con le uova rosse e umidi di latte, il profumo dei fichi sugli alberi ... l'odore dei pasticciotti per le strade, la musica della pizzica e le feste di paese.


"Posa i ricci neri...ne prende uno in mano...lo apre e fa così con tutti, uno dopo l'altro. Sono affascinato dalla sicurezza delle sue mani, dalla noncuranza con cui recide la vita in movimento. Li passa in mare uno a uno finchè all'interno di ognuno non restano che cinque strisce mollicce gialle o arancioni che compongono come una minuscola stella marina. Infila la punta della lingua nel mezzo del guscio e lecca le strisce una per una. La guardo ipnotizzato. Mi viene da ridere. La imito. Infilo la lingua nel riccio e lecco anche se mi fa un pò senso, e ripenso ai rari tiri di coca della mia vita. Non ci posso credere. E' più buono di un'ostrica. Sembra di mangiare una gelatina di mare concentrato. E poi. Il sapore che lascia in bocca è lo stesso che rimane dopo aver ... (censura) Mi prende una vertigine. Penso a come potrebbe essere il sapore di lei ......."

ho azzardato un pò, con alcune frasi tratte dal libro, ... spero di non essere fraintesa ... i ricci li ho mangiati oggi, i primi di quest'anno, ho condiviso con alcuni amici questo gustoso momento, qualcuno commentando si è chiesto se fossero afrodisiaci ... è scattato il ricordo, e sono andata a cercare il libro ...